Caporalato nei campi a Chioggia, Boscolo Palo: «Chi sa denunci alle forze dell’ordine»

Appello dopo la tragedia di Ca’ Lino: «No a sfruttamento e concorrenza sleale. Serve il coraggio di denunciare le situazioni irregolari»

Elisabetta B. Anzoletti

«Occorre denunciare tutte le situazioni irregolari che avvengono nei campi». L’appello arriva dall’ex amministratore unico del mercato orticolo di Brondolo, Giuseppe Boscolo Palo, sulla scia del caso scoppiato dopo l’incidente che ha coinvolto i tre braccianti marocchini, morti mentre si recavano al lavoro nella campagna di Ca’ Lino.

La tragedia ha riacceso le luci sui mali che affliggono l’orticoltura, con forme di caporalato, agromafie e concorrenza sleale.

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Palo invita chi conosce o è stato coinvolto in situazioni particolari (offerte di denaro per assumere extracomunitari o richieste di permesso di soggiorno mai di fatto pretese, o vittime di caporalato) a rivolgersi alle forze dell’ordine.

Non è la prima volta che l’ex amministratore rivela come anche il territorio clodiense sia stato penetrato da fenomeni illegali di sfruttamento della manodopera agricola e concorrenza sleale, ma dopo l’incidente i temi sono riemersi nella loro gravità. «Il fenomeno della loro presenza esiste da tempo, e da tempo le nostre produzioni prescindono dal loro lavoro, organizzato e gestito nella quasi totalità da loro connazionali attraverso società e cooperative, con o senza terra», spiega Boscolo Palo.

Il comparto cambia volto

«Esistono solo per il fatto che», si chiede Palo, «senza di loro non saremmo in grado di produrre ortaggi? Da un lato è così, dall’altro il ragionamento andrebbe spostato anche su come questo fenomeno si sia sviluppato al punto che, nel prossimo futuro, ci sarà probabilmente una sostituzione etnica delle imprese produttive e commerciali nel nostro territorio. Per questo, è fondamentale che vadano individuati i soggetti che hanno permesso questo radicamento».

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«In molti commenti sentiti dopo la tragedia, soprattutto da parte di cittadini extracomunitari, sono emerse le condizioni di vita a cui sono assoggettati, ma anche come l’offerta di manodopera presenti situazioni opache sul reclutamento dei lavoratori, generate dalle modalità di gestione dei permessi di soggiorno, nonostante i correttivi messi in atto dal Governo nelle procedure nei vari Decreti flussi».

La concorrenza sleale

Oltre alla presenza di forme di caporalato, Polo evidenzia inoltre l’altra faccia della medaglia, la concorrenza sleale.

«Si concretizza per effetto tra aziende agricole che potrebbero far uso di comportamenti illegali e aziende virtuose che non riescono a competere sul mercato per gli elevati costi di produzione e confezionamento del prodotto. È imperativo», lancia l’appello Polo, «ricercare tutte le forme possibili perché ci siano in maniera chiara e trasparente pari condizioni operative nel produrre e commercializzare, altrimenti verrà messa a dura prova l’esistenza stessa del nostro sistema orticolo».

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L’ex amministratore del mercato orticolo di Brondolo sa che le forze dell’ordine stanno lavorando per smascherare il malaffare e le illegalità: «È notizia di questi giorni», ricorda, «che nel Bresciano gli investigatori hanno scoperto un sistema di falsi permessi di soggiorno venduti a 13.800 euro con migliaia di lavoratori reclutati in India, sfruttati e ricattati con debiti in Italia, procedendo a tre arresti e a dodici denunce tra cittadini indiani e italiani, ma anche casi a Potenza, Lecco, Piacenza». Ciò nonostante, invita le aziende locali a dire ad alta voce se ritengono di essere danneggiate da possibili comportamenti opachi e illegali.

L’invito a denunciare

Da qui l’invito alla denuncia per chi subisce in prima persona o è testimone di situazioni di sfruttamento e illegalità.

«Non c’è altro mezzo se non la denuncia alle forze dell’ordine», spiega Boscolo Palo, «da parte di chi è stato coinvolto in situazioni che ritiene illegali. Certo ci vuole molto coraggio a parlare: mi metto nei panni del lavoratore extracomunitario che sicuramente teme di perdere tutto, di essere mandato via e che per questo andrebbe aiutato anche prevedendo degli incentivi e protezioni. Mentre la motivazione che dovrebbe spingere una qualsiasi azienda agricola o commerciale, a cui sono state fatte proposte ritenute non propriamente legali, dovrebbe essere quella fondamentale che in ballo c’è la loro stessa sopravvivenza».

 

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