Caorle, casa di riposo senza lavatrici: «Divise sporche lavate a casa»

Da luglio si chiede ai dipendenti di portare pazienza, ora monta la polemica. La Cisl: «Devono essere disinfettate». La direzione: «Cerchiamo soluzioni»

Maria Ducoli
Lavatrici rotte in casa di riposo
Lavatrici rotte in casa di riposo

Lavatrici fuori uso da mesi alla casa di riposo don Moschetta di Caorle, scoppia la polemica sindacale. E la struttura corre ai ripari, promettendo di trovare soluzioni per cercare di risolvere il problema nel giro di qualche giorno. Il guasto risale addirittura a luglio, quando ai dipendenti è stato detto di «portare pazienza» e di lavare le divise a casa.

«Una cosa», spiega Paolo Lubiato (Cisl Fp), «che non si potrebbe nemmeno fare dal punto di vista sanitario perché, e il Covid ce l’ha insegnato, le divise sono dei veicoli di batteri e devono essere disinfettate. Disinfezione che, ovviamente, a casa non vie ne fatta».

Per questo, lo scorso venerdì i rappresentanti sindacali dei lavoratori della struttura hanno mandato una mail alla direzione, facendo notare che «la condizione di disagio per il personale doveva essere temporanea, ma vediamo che a tutt’oggi non è cambiato nulla. Le segnalazioni del forte disagio iniziano ad essere numerose. Chiediamo pertanto una risposta», concludeva la mail.

La risposta da parte della direzione non ha tardato ad arrivare. La don Moschetta - struttura privata con 76 posti convenzionati con l’Usl 4 - ha ammesso di aver avuto difficoltà operative nel trovare soluzioni efficienti per risolvere il problema del servizio lavanderia.

«Le macchine in uso», spiegano, «non sono più riparabili, e le proposte che sono giunte rispetto alla loro sostituzione o noleggio non sono state soddisfacenti in merito a diversi aspetti, sia di risistemazione degli spazi e delle macchine che economici, rispetto ai tempi di ammortamento». La promessa è quella di risolvere la situazione entro la prossima settimana. Lavoratori e sindacati non vogliono più aspettare e l’auspicio è che il servizio venga riattivato quanto prima. «Si tratta», conclude Lubiato, «di una questione igienica, sia per i dipendenti che per gli ospiti, anziani e fragili e quindi più esposti a eventuali germi». 

 

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia