Brugnaro agli investitori «Tessera, Vega e Pili via libera agli interventi»

Venezia, città aperta. Agli investitori. Parola di Luigi Brugnaro, che nel 2020 correrà per la rielezione. Lui stesso rivendica il programma politico: «Ci sono investimenti privati che vogliono lavorare in città, dal Vega fino al quadrante di Tessera? Se prendo i voti io glielo lascio fare». Aiuto certo al Venezia di Tacopina per il nuovo stadio. E il sindaco imprenditore mette sul piatto anche il suo investimento privato più caro, il nuovo Palasport ai Pili.
Pili e coerenza
Cinque anni fa aveva promesso di non fare nulla sui suoi terreni. Ora dice: «Realizzare il palazzetto costa 100 milioni di euro per una area, i Pili, destinata a verde pubblico attrezzato dove si può già costruire. Il trust ha tutto il diritto di realizzare il progetto, necessario per bonificare l’area. Certo, ora non ci sarebbe urgenza visto che il Taliercio ha un nuovo impianto di condizionamento ma se vogliamo far crescere la Reyer un palazzetto più grande serve. Io sono coerente: io non prendo soldi, li spendo per la città. Il conflitto è solo mio: sono sindaco, a gratis, ma resto imprenditore». E ricorda che per il Basket Mestre il Comune ha investito per il nuovo palazzetto mentre la Reyer ha speso di suo per sistemare il Taliercio. La spiegazione arriva al termine di una conferenza stampa “fiume” al Municipio di Mestre. Più di tre ore per tracciare il bilancio del 2019 e quello dei primi 5 anni della sua amministrazione. Alle tv ribadisce: «La somma dell'interesse privato è interesse pubblico. Il limite è intralciare con il proprio interesse quello del vicino. Fare azioni sul territorio non significa cementificare ma recuperare luoghi e se serve bonificarli. Ora con le nostre delibere si può allargare casa o costruire quella nuova per i figli. I vecchi piani urbanistici fermavano il tempo; questo voleva qualcuno in passato. Anche sistemare il Mose è riefficientare la città e vanno scavati i canali. Questa è la città del futuro».
Brugnaro-pensiero
Ci torna parlando di commercio a Mestre. «Piuttosto vanno allargati i negozi. Più grandi e su più piani. Serve cambiare anche qui. Ci sono tanti bar e locali di giovani. A loro dico: investite sempre di più a Mestre, la opportunità qui è grande. E chi rema contro, forse lo fa per fare carriera politica altrove». Brugnaro rivendica in cinque anni di aver rimesso a posto i bilanci di Ca’ Farsetti e di aver avviato 550 milioni di opere pubbliche. Rivendica le varianti al Prg per Sant’Erasmo e la prossima misura per Burano e isole, per favorire di allargare casa, aprendo aperture interne tra alloggi. Per nuovi residenti. E le opere contro l’acqua alta in varie zone del centro storico. «Lo faccio io che vengo dal Tarù, un contadino», dice, ridendo.
Salvaguardia e Mose
Per Venezia al governo il sindaco ha chiesto 150 milioni per dieci anni. «È positivo che ci abbiano ascoltato e che Venezia torni ad essere l’emblema dell’Italia che dà il meglio di se», dice. Sul Mose ribadisce che i cantieri vanno portati a termine e che il Comune «al comitatone ha sollecitato la massima informazione per consentire al sindaco di andare puntualmente ad informare i cittadini». Al momento, concorda, il Mose non si può alzare. L’acqua “granda” del 12 novembre, in tutta la sua drammaticità, ha avuto un aspetto positivo: quello di ribadire «la fratellanza tra tutti noi in città». Sulla questione Grandi navi, la soluzione, dice, resta quella che prospettava dieci anni fa da presidente degli industriali.
GRANDI NAVI
«Le mega navi a Marghera e le altre sul Vittorio Emanuele utile, anche in caso di problemi con il Mose a Malamocco per non paralizzare l’attività del Porto». Ieri il sindaco ha annunciato l’invio di una lettera a Pino Musolino per trattare sulle aree retroportuali affinché i 2.200 ettari di zona industriale non siano legati solo ad imprese che operano con il Porto. Dopo la battaglia sulla Zes, ora l’asse Brugnaro-Zaia, con l’aiuto di Marinese (Confindustria) si sposta su questa trattativa. Il sindaco rivendica altre scelte: dai cantieri al parco San Giuliano per il Polo nautico delle Remiere e il mantenimento delle ditte («Noi miglioriamo, non riduciamo il parco») all’accordo sulla stazione di Mestre, lo stop alle Municipalità e la «battaglia contro gli affitti turistici a casaccio». —
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