Bimbo ha fretta di nascere, il parto in ambulanza
Il neonato aveva il cordone ombelicale attorno al collo. L’infermiere: «Non c’era tempo per arrivare all’Angelo di Mestre»

Il primo vagito è arrivato in ambulanza, sulla Castellana. A soli tre minuti dall’ospedale all’Angelo di Mestre. Aveva fretta di nascere, lo scorso martedì sera.
Così tanta fretta che a farlo nascere è stato un infermiere in libera professione e in forze alla Croce Verde, Maurizio Polimeno, mentre il collega Mattia premeva il piede sull’acceleratore per arrivare il prima possibile in ospedale. Erano le quattro del mattino quando la centrale operativa ha ricevuto la chiamata per una ventiseienne bengalese con le doglie.
Il racconto
«Quando siamo arrivati a casa della famiglia abbiamo constatato che le si erano già rotte le acque», racconta l’infermiere, «non sapevamo che fosse la seconda gravidanza e quindi pensavamo di avere più tempo. Solitamente, infatti, nelle primipare le contrazioni sono più lunghe, mentre con il secondo figlio il parto è più veloce», spiega.
Durante il viaggio verso l’Angelo, le contrazioni sono sempre più forti e ravvicinate l’una all’altra, tanto che alla donna viene dato un codice giallo. L’autista accelera, l’infermiere chiama l’ospedale per richiedere la presenza del medico e dell’ostetrica nell’area rossa del Pronto soccorso, in modo da garantire una presa in carico immediata. «Che il tempo fosse poco era chiaro, ma non pensavamo così poco», sorride Polimeno.
Il parto
Quando diventa evidente che il parto era lì lì per avvenire, l’infermiere si prepara a far nascere il bimbo sul mezzo di soccorso. «Speravo riuscisse ad arrivare in ospedale, ma quando ho capito che alla contrazione successiva il bambino sarebbe nato, mi sono preparato per il parto».
Non era la prima volta che a Polimeno capitava di far nascere un bimbo in ambulanza, nell’arco di quasi vent’anni di esperienza erano già stati due i neonati che aveva fatto venire al mondo.
«Eventi comunque eccezionali, che non sono di certo all’ordine del giorno», fa presente, «per noi è complicato perché non abbiamo la manualità di un’ostetrica e nemmeno lo spazio adatto».
All’altezza della rotonda sulla Castellana, esce la testa del piccolo. «Mi sono accorto che aveva il cordone ombelicale attorcigliato attorno al collo», racconta ancora l’infermiere, «ma fortunatamente sono riuscito a liberarlo. Avrebbe potuto essere un problema, perché in ambulanza, ovviamente, lo spazio è ridotto e non ho la libertà di movimento che serve per fare certe manovre».
Fortunatamente, infatti, il bimbo non era in posizione podalica, altrimenti sarebbe stato un problema riuscire a girarlo in ambulanza. «Quando ho capito che sarebbe nato sul mezzo, ho preferito non fermarmi, in modo da arrivare il prima possibile in un ambiente sicuro, non sapendo come sarebbero stati mamma e figlio».
Che emozione il primo vagito
Il bimbo piange, facendo emozionare l’equipaggio. Una volta arrivati all’Angelo, vengono presi in carico dal reparto di Ostetricia, dove attualmente sono ricoverati, entrambi in ottima salute. «Avere personale qualificato sulle ambulanze è fondamentale», commenta Maurizio Ciriello, presidente della Croce Verde, «la presenza dell’infermiere, poi, non permette solo di garantire una maggior qualità del servizio offerto, ma anche un’eventuale collaborazione con i medici, quando vengono richiesti per i casi più gravi» conclude.
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