I sindacati disertano la festa della Polizia e accusano il questore di Venezia: «Rapporti inesistenti»
L’invettiva contro Sbordone: «Non vuole il dialogo, non dava neppure il telefono». Lamentate grosse difficoltà. Lui liquida il caso: «Si tratta di questioni interne»

«La sua predisposizione è chiara, non ha nessun interesse ad ascoltarci e nemmeno a rapportarsi con noi. Per un po’ non abbiamo nemmeno avuto il suo numero di telefono e quando riusciamo ad organizzare un incontro, alla fine si fa sostituire pur di non sedersi al tavolo».
Non solo le principali sigle sindacali ieri hanno deciso di non presentarsi alla festa per il 174esimo anniversario della Corpo, ma nel corso dei mesi dall'insediamento del nuovo questore, Antonio Sbordone, hanno scritto anche una lettera di formale diffida nei confronti del suo operato. Una scelta che gli aderenti alle organizzazioni sindacali (a cui si esclude il Sap) hanno giustificato con una lunga lista di motivazioni, tutte per lo più riguardanti la lacunosa comunicazione che, a loro dire, il questore - insediatosi lo scorso gennaio, proveniente da Bologna - avrebbe avuto nei loro confronti. Accuse a cui il questore ha deciso di non replicare, precisando: «Sono questioni interne che non desidero commentare».
Le ultime tensioni però sarebbero sorte molto recentemente, proprio in vista dell’organizzazione della festa di ieri. A dire dei sindacati gli orari inizialmente proposti dal capo della questura veneziana che sarebbero andati in netto contrasto con i turni degli agenti, obbligandoli a «straordinari irregolari». Un’ultima difficoltà organizzativa che li avrebbe spinti a non presentarsi alla cerimonia per il 174esimo anniversario del Corpo.
A febbraio i delegati sindacali, sotto le sigle di Siulp, Siap, Coisp, Fsp e Silp Cgil, avevano deciso di scrivere una formale lettera di diffida ad Antonio Sbordone. «Signor questore, nel giorno del suo insediamento, lei ha ritenuto opportuno incontrare congiuntamente le organizzazioni sindacali rappresentative al fine di effettuare un breve momento conoscitivo, nel corso del quale ha rappresentato la volontà di dialogo con le organizzazioni sindacali, ritenendo queste ultime importanti e fondamentali per una stretta collaborazione finalizzata alla serenità negli ambienti di lavoro. In tale contesto, lei non ha comunicato il suo numero telefonico», recita l’attacco della lettera, che poi prosegue con un lungo elenco dei singoli episodi che hanno generato tensione.
«Un esempio? Nella settimana del 14 febbraio il questore aveva indicato la necessità di applicare degli orari “in deroga” per il personale Digos, al fine di sopperire ai molti servizi necessari in quel fine settimana. Per farlo, però, non aveva mai chiesto il nostro parere. Abbiamo richiesto un incontro, come prevede la normativa, ma lui non si è nemmeno presentato. Gli orari sono stati adottati lo stesso ed erano corretti, ma saremmo dovuti essere interpellati prima per raggiungere un accordo insieme.
È questo il senso del rapporto con i sindacati» spiegano univocamente i segretari Christian Breda, Alessandro Stranieri, Alessandro Colosi, Antonio Serraino e Fabio Malaspina, menzionando l’episodio del crollo del muro perimetrale della questura, avvenuto lo scorso 31 gennaio a Santa Chiara.
«Non solo non siamo stati informati in quanto rappresentanti sindacali, ma anche in quanto rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Abbiamo dovuto parlare tramite Whatsapp con gli agenti per trovare conferma della notizia», spiegano i sindacalisti.
«Non abbiamo da ridire sulle sue azioni, ma piuttosto sul modo in cui queste vengono comunicate. La normativa prevede che ci sia un dialogo. Si tratta di rapporti fondamentali per prevenire qualsivoglia problema e per attenuare le criticità. Per un po’ di mesi non abbiamo neppure avuto il suo numero di telefono. Un fatto che non ci capitava da almeno vent’anni», proseguono. «Non stiamo cercando una spaccatura. Vogliamo piuttosto che la nostra assenza sia un segnale di interesse ad instaurare un rapporto duraturo con il questore Antonio Sbordone».
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