Martella attacca Venturini sulla sicurezza: «Il modello degli ultimi unidici anni è fallito»

Il consigliere comunale: «A Venezia e Mestre il problema è degenerato. Basta slogan, serve una svolta». La proposta del Pd: un piano cittadino integrato e più forze dell’ordine

Costanza Francesconi
Andrea Martella
Andrea Martella

«Sulla sicurezza serve un piano organico. Il modello degli ultimi undici anni è fallito. Serve una svolta». L’attacco all’operato della giunta Venturini è del consigliere comunale Andrea Martella, ex candidato a sindaco del centrosinistra, ora volto del Pd sugli scranni di Ca’ Farsetti.

«I fatti di cronaca delle ultime settimane», biasima Martella, «a Venezia come a Mestre, confermano ancora una volta una realtà evidente, il modello di gestione della sicurezza adottato negli ultimi undici anni non ha funzionato e, in assenza di un deciso cambio di passo, la situazione è destinata a peggiorare».

Il consigliere dem parla di un problema urbano, sociale e di qualità della vita. Di un fenomeno che coinvolge «intere parti della città e che richiede una risposta nuova, seria e condivisa». L’appello è alla svolta.

«La sicurezza non può essere affrontata con annunci, slogan o interventi episodici», critica Martella riferendosi espressamente alla «leggerezza che la stessa Zaccariotto (vicesindaca con deleghe alla sicurezza urbana, polizia locale e vivibilità urbana, ndr) ha riconosciuto abbia caratterizzato gli anni passati».

Per questo Venturini e la sua amministrazione, a suo dire, farebbero bene ad uscire dall’impostazione che ha caratterizzato gli anni precedenti. «E a dare la massima priorità, con adeguati investimenti di risorse e strumenti, alla costruzione di un vero Piano cittadino per la sicurezza, capace di affrontare le diverse situazioni critiche con un approccio organico e sistematico».

Il Pd veneziano propone il potenziamento delle forze dell’ordine, con una richiesta forte al Governo, e il ripristino dei vigili di quartiere. Il rafforzamento dei presìdi di prossimità in tutto il territorio e maggiori investimenti negli strumenti tecnologici, più telecamere e una migliore illuminazione nelle diverse zone della città. Il coordinamento stretto tra Polizia locale, forze dell’ordine, servizi sociali, realtà associative e categorie economiche.

«Abbiamo inoltre proposto di articolare il lavoro sulla sicurezza all’interno delle Municipalità, prevedendo momenti stabili di confronto e monitoraggio, in grado di prevenire i problemi e di leggerli quartiere per quartiere, anziché intervenire soltanto quando l’emergenza è già esplosa», aggiunge.

Inquadra in questo assetto da ricostruire le associazioni, i comitati, i residenti, gli operatori economici e sociali come presìdi fondamentali: «Non possono essere coinvolti solo quando il problema emerge», punge, «devono diventare parte integrante di un confronto ordinato, continuo e istituzionale, perché chi vive e lavora nei quartieri è il primo a conoscere criticità, paure e trasformazioni degli spazi pubblici».

Nell’agenda politica la sicurezza di centro storico e terraferma, reale e percepita, resta il nodo centrale. «Riguarda la libertà delle persone, il diritto di vivere serenamente la propria città e la qualità della convivenza civile», incalza Martella, «per questo è necessario arrivare rapidamente a un nuovo Piano cittadino per la sicurezza. La città non ha bisogno di propaganda, ma di presenza e prevenzione».

 

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