Addio a Luciano Callegaro, il gioielliere gentiluomo con un grande amore per Mestre

Il patron della gioielleria di viale Garibaldi che porta il suo nome Callegarogioielli, si è spento all’ospedale domenica mattina, lasciando nel dolore la famiglia intera e le tantissime persone che facevano il tifo per lui

Marta Artico

«Un signore, maestro nel suo lavoro, innamorato di Mestre, che ha dato molto alla città». Si è spento ieri mattina a 72 anni, dopo una lunga malattia che non gli ha impedito di continuare a dare gambe a nuovi progetti, Luciano Callegaro, fondatore della nota gioielleria di viale Garibaldi (in piazza Ferretto c’è il fratello Loris), fondata nel 1973, che porta il suo nome.

Un’attività legata a doppio filo alla famiglia e all’amore per un’attività che si tramanda da decenni, quella di Callegarogioielli. Orologiaio specializzato, Luciano Callegaro ha iniziato a smontare sveglie e orologi quando era ancora alle medie.

Un lavoro, il suo, cresciuto con lui, nel quale ha messo grandissima passione e che si accompagnava alla voglia di far crescere la città che amava. Tantissime le manifestazioni e i premi finanziati, gli enti benefici, le organizzazioni che ha aiutato a coronare sogni. Da San Martino Il Buono al Premio Mestre Pittura passando per decine di altri impegni, attività, eventi.

Nel 2008 ha fondato, tra gli altri, la Communitas Mestrenses con l'intento di portare alla ribalta cittadini della provincia che avevano realizzato obiettivi degni di interesse, da cui era nato il premio “Città di Mestre per il territorio” che negli anni ha segnalato attività, locali, imprenditori, persone conosciute e sconosciute, che si sono rimboccate le maniche per il territorio.

«Era un signore, ma la sua più grande dote è stata la grandissima umiltà che lo ha sempre contraddistinto» racconta l’amico e compagno di mille imprese, Paolo Levorato, con lui fino alla fine. «Una persona speciale, con la quale sono entrato da subito in sintonia». I ricordi affiorano: «Qualche settimana fa mi ha detto “Paolo, portami a mangiare il branzino da Piero”».

Dietro il bancone della gioielleria a consigliare i clienti e gli amici, e in laboratorio, fino a che ha potuto, sempre assieme alla moglie Rossella e alla figlia Camilla. E poi riunioni, incontri, serate per pensare qualche cosa di bello per far splendere Mestre come un gioiello.

«Mestre perde un grande sostenitore della città» lo ricorda il farmacista e tra i fondatori del Lions, Luigi Pizzini «Ha aiutato molto la città che amava. È stato un uomo che ha saputo dare davvero tantissimo, più di quello che ha ricevuto».

«È stato tesoriere per moltissimi anni» racconta il presidente del Lions Cub Venezia Marghera, Lorenzo Crepaldi «una persona di una raffinatezza, eleganza, sobrietà e di una umanità incredibile, generoso, altruista, sempre disponibile e in prima linea per aiutare la città, le associazioni, chiunque. Tanto da essere insignito del Melvin Jones, la massima onorificenza che i Lions riconoscono a chi si è distinto nel settore del volontariato e della beneficenza».

Nell’ultimo periodo, si era impegnato molto nel campo della longevity, mettendo in piedi assieme al Lions un progetto che sarà presentato nelle prossime ore, dedicato allo sport e al decadimento cognitivo e inserito e all'interno della Venice Marathon 2026 e a cui teneva molto. «È stato davvero una persona straordinaria».

 

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