Al grido di “Par tera, par mar San Marco: territori veneti liberi!” circa duecento indipendentisti veneti sono riusciti, ieri, a prendersi per un’ora Piazza San Marco nel giorno del patrono, incuranti del totale divieto a manifestare che dovrebbe tutelare l’area marciana e impossessandosi una volta di più di “santo” e “gonfalone”, simboli della città di Venezia e del Veneto e certo non di una singola parte politica.
Così, manifestazione tutto attorno alla Piazza, con slogan “Veneto libero” è stata e si è conclusa con momenti di altissima tensione con le forze dell’ordine, tanto che la Questura - già intenzionata in prima battuta a denunciare i presenti per manifestazione non autorizzata - fa sapere che si stanno visionando attentamente tutti i video del pomeriggio per riferire all’autorità giudiziaria perché valuti i reati commessi.
Ma andiamo per ordine.
Nei giorni scorsi, attraverso il tam tam social gli indipendentisti veneti si erano dati appuntamento in Piazza San Marco anche per questo 25 aprile, come già nel passato, sfidando i divieti e arrivando un po’ da tutto il Veneto: dal Padovano, dalla Marca, da Vicenza, gonfaloni veneziani (su fondo rosso) e veneti (su fondo blu) sventolanti in mano, rivendicando il diritto ad omaggiare il patrono. Così, verso le 15 davanti alla Basilica, si ritrovano famiglie, piccoli gruppi di persone, amici. Si riconoscono i fondatori di Indipendenza Veneta Alessio Morosin e Michele Favero, che si fanno un selfie in famiglia davanti alla Basilica. C’è l’editore Albert Gardin, che si firma 121mo Doge di Venezia e intende presiedere un pellegrinaggio per San Marco.
Per un’oretta sembra un presidio un po’ nostalgico, senza particolari slogan o tensioni. Invece, all’improvviso, si accende: la “passeggiata” annunciata con tanto di prete benedicente (visto solo di sfuggita e, per altro, al di fuori di qualsiasi intesa con il patriarcato di Venezia) prende consistenza politica. Viene srotolato una grande gonfalone, le persone che prima sembravano quasi perdersi nella grande Piazza si ricompattano e parte il corteo: obiettivo, fare il giro di San Marco scandendo gli slogan di sempre «Par tera, par mar San Marco. Territori veneti liberi». I turisti scattano foto stupiti, qualche veneziano passa brontolando per la città “sfruttata”, un pitbull al guinzaglio si innervosisce per la confusione e si scaglia contro un povero piccione di passaggio, azzannato in un sol boccone.
Chi era ieri in Piazza sogna ancora l’indipendenza, la “Nation Veneta”, si dichiara arrabbiato per il referendum sull’autonomia amministrativa del Veneto dell’ormai lontano 2017, che - dicono - è finito in un nulla di fatto.
Ma quando, al termine del giro della Piazza, la Polizia interviene chiedendo di disperdere il raduno e ripiegare il gigantesco gonfalone, la tensione si fa in un attimo altissima, con i manifestanti che si stringono attorno agli agenti, urlando: «Dittatura», «Il Veneto è nostro». Il grande gonfalone viene strattonato. Quindici minuti caldi, che faranno scattare accertamenti e denunce.
Tant’è - anche quest’anno gli indipendentisti veneti sono riusciti a prendersi la scena. Verso le 17 la Piazza si sgombera: c’è da prendere il treno per tornare a casa.Roberta de Rossi
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