Boscolo Chio da Chioggia alla panchina dell’Inter. «Il vero esame di mio figlio? La maturità»

Il papà di Riccardo gestisce un’edicola: «E’ andato a Milano a 14 anni, ormai sa che diventare professionista è difficile»

CHIOGGIA. Riccardo Boscolo Chio, classe 2002, è il primo calciatore chioggiotto ad aver ascoltato le note famose dell'inno della Champions League seduto in panchina.

Già perché Riccardo, da quattro anni nelle giovanili dell'Inter, è stato convocato mercoledì sera da mister Antonio Conte per la sfida dei nerazzurri contro i tedeschi del Borussia Monchengladbach.

Certo, San Siro vuoto fa tutto un altro effetto, ma quella musica particolare, che tutti i calciatori sognano di ascoltare, mette sempre i brividi. Riccardo non è entrato in partita, ma la soddisfazione è comunque tanta e arriva dopo aver disputato l'anno scorso il mondiale under 17, altra prima volta per un chioggiotto. Eppure Riccardo Boscolo Chio non aveva il calcio nel sangue, non sembrava nato per correre dietro ad un pallone.

E' stato papà Vinicio ad iscriverlo nel settore giovanile del Sottomarina.

«Io credo molto nei valori dello sport - dice papà Vinicio, che gestisce un'edicola in piazzale Europa, a Sottomarina -, perché è una scuola di vita e quando vedo che adesso ai ragazzini è stato proibito di giocare mi si stringe il cuore. Ho sempre fatto fare sport ai miei figli: Riccardo l'ho portato a calcio, l'altra mia figlia, invece, ha sempre giocato a pallavolo».

Sulla parete esterna dell'edicola di papà Vinicio fa bella mostra di sé il calendario 2021 dell'Inter, anche se il cuore batte per la Juventus. «Quando puoi giocare per certi club - dice sempre il padre - non conta il colore della maglia. A Riccardo ho detto di scegliere dove poteva trovarsi meglio, lasciando perdere la squadra del cuore».

Ha iniziato a tirare i primi calci con il Sottomarina Lido, sotto la guida del tecnico Francesco Villan, poi il passaggio al Venezia prima di approdare all'Inter, assieme ad altri due chioggiotti, Christian Duse (oggi all'Union Clodiense) e Stefano Cester (passato quest'anno alla primavera del Vicenza), dove ha vinto due scudetti. Riccardo è rimasto in nerazzurro, passando alla squadra primavera, ma in famiglia sanno benissimo che la strada è sempre comunque in salita.

« Riccardo ci chiama poco - sospira papà Vinicio - è concentrato. E' andato a Milano quando aveva appena 14 anni e si è fatto tutta la trafila delle giovanili, ma lui e anche noi sappiamo bene che diventare un professionista ad alti livelli è molto difficile. Chi gioca nella primavera dell'Inter è sicuramente bravo, ma non bisogna mai montarsi la testa e questo Riccardo lo sa benissimo. Esordire con la maglia dell'Inter non è facile perché è una società di primo livello ed è difficile prendere il posto di qualcun altro, ma Riccardo è un ragazzo tenace, tanto che lo scorso anno riuscì a partecipare ai mondiali dopo che era stato fermo sette mesi perché si era rotto il crociato».

Per i genitori però vedere il proprio pargolo in tv entrare in campo per una gara di Champions League non ha prezzo.

«E' stata una grande soddisfazione. Al mattino mi aveva telefonato dicendomi che sarebbe stato convocato, ma non vogliamo crearci false aspettative, non deve pensare di essere arrivato, ma deve sapere alzare l'asticella sempre più in alto. Certo si sta allenando con la prima squadra, ma quest'anno avrà un altro esame non meno importante: la maturità». Insomma, non è ancora tempo per fare festa, anche se intanto la musica della Champions, Riccardo, l'ha ascoltata da protagonista. —
 

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