Esecuzione in strada nel Milanese nel 2000, sei arresti

Carabinieri risolvono cold case grazie a recenti rivelazioni

(ANSA) - MILANO, 29 NOV - All'epoca, il 23 febbraio 2000, già non c'erano dubbi: quella di Nicola Vivaldo - ucciso a colpi di pistola mentre stava parcheggiando l'auto vicino a casa a Mazzo di Rho, nel Milanese - appariva come una vera e propria esecuzione di stampo mafioso. Ora, a venticinque anni di distanza, i carabinieri di Milano guidati dal colonnello Antonio Coppola e dal tenente colonnello Fabio Rufino, coordinati dal pm della Dda Alessandra Cerreti, hanno notificato sei provvedimenti di custodia cautelare in carcere firmati dal gip Tommaso Perna. Secondo l'accusa ad uccidere Nicola Vivaldo, che aveva precedenti per associazione mafiosa, lesioni, detenzione di armi e rapina, sarebbe stato il 57enne Massimo Rosi, accompagnati sul posto in macchina da Stefano Scatolini, con armi procurate dal 53enne Bruno Gallace. Mandanti invece il 78enne Vincenzo Gallace, capo dell'omonima 'ndrina, e Vincenzo Rispoli, sessantaduenne considerato il boss della Locale della 'ndragheta di Legnano-Lonate Pozzolo che lo consideravano un informatore dei carabinieri. Tutti e cinque al momento della notifica erano già in carcere, mentre non lo era Stefano Sanfilippo, ottantenne nato a Gela e residente a Legnano, che avrebbe fornito loro informazioni sulla casa e le abitudini di Vivaldo. Importante per risolvere il caso sono state le rivelazioni di Emanuele De Castro, ora collaboratore di giustizia, che ha partecipato all'esecuzione. (ANSA).

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